La Robapazza che strumpallazza

I social network sono una brutta bestia, una di quelle con un corpo soltanto ma più teste, che agiscono secondo i propri desideri, assecondando le proprie aspirazioni, nel tentativo di ottenere ciò che ogni testa ha identificato come il proprio obiettivo.

Diverse volte mi sono ritrovato a leggere accuse di strumentalizzazione della comunicazione a scopo di visibilità e/o di marketing. Sono accuse che non mi riguardano direttamente, dal momento che non utilizzo i social a scopo commerciale, per vendere (direttamente o indirettamente) prodotti, ma che comunque mi infastidiscono molto. Continua a leggere La Robapazza che strumpallazza

Comunicazione scientifica e ricerca ed innovazione responsabile sui nuovi media

La comunicazione scientifica indirizzata alla società civile si configura come una parte assai critica di tutto il sistema ricerca e non è ragionevole che venga principalmente affidata ad un giovane con poca esperienza. Spesso le motivazioni di una scelta del genere tendono a mettere in secondo piano l’esperienza a favore dell’idea che i più giovani siano più avvezzi ai nuovi media e quindi sarebbero più adatti ad un compito editoriale delicato come questo. Non dimenticherei, inoltre, l’effetto dello spostamento semantico operato dal neoliberismo su parole quali ad esempio rottamare, prima dedicata agli oggetti inanimati e senza valore e ora agli esseri umani. Spostamento che ha dato grande rilievo a processi puramente cosmetici di svecchiamento di attività e istituzioni, spingendo sull’idea errata che giovane sia sempre e indiscutibilmente un valore positivo in termini assoluti. Continua a leggere Comunicazione scientifica e ricerca ed innovazione responsabile sui nuovi media

Aggressività e nuovi media: un binomio strettamente interconnesso

Gli studi psico-sociologici del secolo scorso hanno posto delle pietre angolari a proposito della comprensione del comportamento umano. Le conclusioni degli studi più importanti forniscono un’immagine dell’essere umano piuttosto negativa, ma assolutamente realistica, che ci aiuta a capirne le reali intenzioni, le tensioni, le ambizioni e a decifrarne i comportamenti.

Tra questi studi, uno fu addirittura interrotto prima della conclusione programmata, a causa del comportamento dei soggetti che ne avevano preso parte. Questo esperimento servì a mettere a fuoco un fenomeno chiamato deindividuazione o deindividualizzazione, che consiste nella perdita di autoconsapevolezza e autocontrollo che si manifesta quando gli uomini siano parte di specifiche dinamiche sociali o di gruppo. In questo casi, l’essere umano assume comportamenti estremamente negativi che il singolo non perseguirebbe mai a causa dei vincoli morali e dell’esposizione personale. Continua a leggere Aggressività e nuovi media: un binomio strettamente interconnesso

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei

Le persone mentono mediamente una volta ogni tre interazioni; ogni cinque, se vogliamo essere ottimisti e particolarmente filantropi.

Come possiamo definire una bugia in maniera semplice? Una bugia è una frase che ha come obiettivo quello di indurre gli altri in errore.

Quando parlano, le persone negoziano il proprio desiderio di raccontare la verità con quello di ottenere benefici per sé stessi e di piacere agli altri. Queste forze sono spesso conflittuali e un modo per risolvere la tensione diviene quello di mentire. Continua a leggere Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei

Comunicare il fallimento

Proviamo a parlare qualche minuto di comunicazione del fallimento?
È un tema negletto per chi si occupa di comunicazione, ma è qualcosa con cui dobbiamo imparare tutti a fare i conti, perché comunicare in maniera onesta e responsabile è un dovere nei confronti dell’opinione pubblica, dei cittadini.
Generalizzando un po’, ma senza allontanarci molto dal vero, possiamo dire che la gran parte dellacomunicazione che passa attraverso i media classici, sia che segua un percorso squisitamente informativo o uno promozionale, non ha mai amato confrontarsi molto con la tematica fallimento. Gli imprenditori di cui ci raccontano i giornali o le trasmissioni radio-televisive sono eleganti, intelligenti e scaltri. Le modelle che acquistano la crema antirughe hanno tutte meno di vent’anni e una pelle perfetta, ovviamente senza rughe, altrimenti si tratta di Jane Fonda. Il politico, a cui venga concesso tempo sui media per raccontarci le promesse che concretizzerà nel caso in cui venga eletto, sembra sempre avere la soluzione semplice a problemi chiari, che poi si rivelano disastri ingestibili. Continua a leggere Comunicare il fallimento

Piccole riflessioni sull’etica della comunicazione attraverso i nuovi media

Premesso che ognuno ha il diritto di comunicare nei modi e coi mezzi che preferisce e che ritiene più opportuni, dobbiamo ricordare che ogni scelta comunicativa ha conseguenze sia su chi genera e diffonde il messaggio che sui destinatari dello stesso.

Esistono diversi livelli di comunicazione, le cui modalità si adeguano allo scopo da raggiungere. Un uso etico degli strumenti comunicativi prevede che si abbia rispetto del pubblico, che non si omettano volontariamente informazioni che potrebbero generare fraintendimento del messaggio e che si sia coscienti delle conseguenze che gli atti comunicativi portano con sé. Continua a leggere Piccole riflessioni sull’etica della comunicazione attraverso i nuovi media

La mela marcia rovina l’intero barile?

Dan Ariely è un esperto di psicologia e di economia comportamentale, che ha dedicato parecchio tempo a studiare gli aspetti etici della comunicazione e la tendenza umana a mentire.

In diversi esperimenti ha adottato il seguente paradigma: invitava un certo numero di soggetti a sostenere un test, composto da numerose domande piuttosto complesse. Inoltre dava una quantità di tempo insufficiente a risolvere tutti i quesiti. Al termine del tempo, veniva fatta una correzione pubblica del questionario e veniva chiesto ai partecipanti di ricordare il numero di risposte esatte che avevano dato. I partecipanti si recavano poi, uno ad uno, verso un tritadocumenti, nel quale inserivano il proprio test, senza che il numero di risposte esatte venisse fisicamente controllato da nessuno. Subito dopo erano invitati a recarsi alla reception e dichiaravano il numero di domande a cui avevano risposto esattamente, ricevendo una certa quantità di soldi per ogni risposta giusta. Nessuno era a conoscenza del fatto che il tritadocumenti fosse stato modificato, in modo da tagliare soltanto i bordi dei test e lasciare la parte essenziale integra. Continua a leggere La mela marcia rovina l’intero barile?