Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei

Le persone mentono mediamente una volta ogni tre interazioni; ogni cinque, se vogliamo essere ottimisti e particolarmente filantropi.

Come possiamo definire una bugia in maniera semplice? Una bugia è una frase che ha come obiettivo quello di indurre gli altri in errore.

Quando parlano, le persone negoziano il proprio desiderio di raccontare la verità con quello di ottenere benefici per sé stessi e di piacere agli altri. Queste forze sono spesso conflittuali e un modo per risolvere la tensione diviene quello di mentire.

Gli specialisti in bugie, per semplificare e studiare una situazione assai complessa, tendono a classificare le bugie in: antisociali o prosociali. Mi rendo conto che qui la situazione si complica un pochino, ma provate a seguirmi. Sono antisociali le bugie attraverso le quali chi mente lo fa a beneficio di se stesso, mentre sono prosociali quelle bugie che vanno a favore di qualcun altro. Un’altra classificazione riguarda le bugie di commissione, in cui viene asserito esplicitamente qualcosa di falso e quelle di omissione in cui si induce nell’ascoltatore una falsa convinzione senza dire direttamente qualcosa di falso, ma omettendo la verità. Secondo questa classificazione, si può quindi riconoscere quattro differenti gruppi di bugie: antisociali di commissione, antisociali di omissione, prosociali di commissione e prosociali di omissione.
La morale comune spesso spinge a dare differenti giudizi etici alle bugie che possono essere incluse in questi gruppi, considerando più tollerabili le bugie prosociali (mentire a favore di qualcun altro) e quelle di omissione (mentire senza dire qualcosa di esplicitamente falso), ma è ovvio che ad una riflessione più approfondita si comprende che le conseguenze di queste bugie sono difficilmente correlate all’appartenenza ad uno dei quattro gruppi.

Fino a pochissimi anni fa, si trovavano lavori che correlavano l’attitudine a mentire e il tipo di bugie ad una serie di caratteristiche legate a particolari variabili della personalità.
In questo articolo, per la prima volta, un gruppo di scienziati si è chiesto se la tendenza a mentire delle persone poteva essere correlata o anche soltanto influenzata dalla tendenza a mentire delle altre persone appartenenti al loro stesso social network.

Vi risparmio il paradigma attraverso cui è stato svolto l’esperimento ma, se qualcuno di voi è interessato, possiamo anche approfondirlo in un prossimo post.

La cosa che vogliamo sapere è questa? Se frequento persone che mentono, sono più portato a mentire? E se le persone della mia rete sociale mentono secondo una specifica modalità (abbiamo visto una classificazione qualche riga sopra) tenderemo anche noi a comportarci nello stesso modo?

La risposta è sì. Possiamo predire la tendenza personale a mentire di una persona analizzando la tendenza a mentire di persone provenienti dalla sua rete sociale. In dettaglio, c’è una correlazione statisticamente significativa tra persone che mentono usando bugie antisociali di commissione, tra quelle che usano bugie antisociali di omissione e tra quelle che mentono con bugie prosociali di commissione. Cioè persone della stessa rete mostrano simile propensità a mentire per ottenere un beneficio personale, sia dicendo cose false che omettendo la verità. Una correlazione è stata trovata anche per quelli che mentono a favore di altri. L’unico gruppo di bugie per cui non è stata trovata correlazione è quello prosociale di omissione, ma gli stessi ricercatori avanzano tra le ipotesi una insufficiente potenza statistica del disegno sperimentale.

La correlazione più forte sembra essere legata a bugie dette mentendo esplicitamente soprattutto per ottenere un vantaggio per sé stessi (antisociale di commissione). Insomma, quelle considerate eticamente meno accettabili dalla società.

Dan Ariely si è sempre occupato di questi argomenti in maniera molto approfondita. Qualche post fa vi avevo raccontato dell’esperimento della mela marcia nel barile, dell’influenza che hanno persone “inetiche” nei confronti del proprio gruppo sociale. Con questo lavoro successivo, Ariely ci dimostra che non solo l’abitudine a mentire, ma anche la modalità ed il fine della menzogna si trasmettono socialmente.
Le nonne dicevano: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. In merito a queste osservazioni, pochi proverbi mi sono sembrati più adatti ed attuali.

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