Esitazione vaccinale e comunicazione

In questi giorni si sta parlando molto di vaccini, dopo il caso Report e la radiazione dall’albo dei medici di Roberto Gava ad opera dell’Ordine dei Medici della provincia di Treviso.

Proprio qualche giorno fa, ho partecipato con Luca Carra ad un evento su bufale e comunicazione sanitaria sui social network e abbiamo avuto occasione di discutere di buona e di cattiva comunicazione e di quanto la modalità comunicativa scelta possa avere effetto sulla società civile.

Per quanto riguarda la comunicazione associata agli interventi vaccinali e alla percezione dei rischi dell’uso di vaccini all’opinione pubblica, vorrei parlare con voi di un lavoro scientifico molto interessante.

Nel 2014 su Pediatrics, che è la rivista ufficiale dell’Accademia Americana dei Medici Pediatri, è stato pubblicato un lavoro che ha studiato in dettaglio le reazioni di un gruppo di genitori di bambini in età pediatrica indotte dall’esposizione ad alcuni specifici interventi educativi.

In questo articolo viene descritto un esperimento (un trial randomizzato) svolto per capire quale effetto abbiano messaggi a favore dei vaccini su genitori con diversa predisposizione. Sono stati selezionati 1759 genitori, divisi in quattro gruppi, a cui è stato somministrato uno tra quattro differenti interventi educativi:
1. informazioni sul fatto che il vaccino trivalente (morbillo-parotite-rosolia) non causa autismo
2. un blocco di testo che parla dei pericoli delle malattie per cui il trivalente dà protezione
3. immagini di bambini affetti dalle malattie che vengono prevenute dal trivalente
4. un raccontro drammatico su un bambino quasi morto di morbillo.
I risultati mi hanno stupito.

Nessuno dei 4 interventi educativi ha fatto aumentare il numero di genitori decisi a vaccinare i figli. Presentare prove scientifiche a proposito del fatto che non esiste un rapporto di causa-effetto tra vaccino trivalente e autismo è una strategia efficace per aumentare la consapevolezza su questo argomento, ma, quasi incredibilmente, fa diminuire la volontà di vaccinare i figli nel gruppo di genitori meno favorevoli alle vaccinazioni. Mostrare ai genitori dello studio alcune immagini di bambini malati di morbillo, parotite o rosolia fa aumentare la convinzione che vi sia un collegamento tra vaccini ed autismo. Per concludere, il racconto del bambino gravemente malato ha aumentato la convinzione che i vaccini possano avere gravi effetti collaterali.

Cosa ci insegna questo studio? Che anche una comunicazione accurata a proposito dell’efficacia e della sicurezza dei vaccini non riesce a far cambiare idea ai genitori dello studio in merito all’opportunità di vaccinare i figli.
Nonostante questo risultato poco incoraggiante, continuerò a parlare con voi di vaccini, di biochimica, di farmaci nel modo più chiaro e onesto possibile, nella speranza di scoprire che esiste un modo efficace di raccontare come stanno realmente le cose.

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